Agnelli: «Squadra storica». Ora vertice con Conte

Sono molto orgoglioso di tutte le donne e gli uomini della Juventus. Hanno scritto una pagina di storia.Fino alla fine». La gioia asciutta ma vibrante di Andrea Agnelli si concentra in una sola frase pronunciata in mezzo alla festa più strana delle tre. Lo scudetto in albergo allunga la gioia,ma toglie l’esplosione del fischio finale dell’ultima partita. Ma questa è cronaca,dettagli che diventeranno aneddoti quando si racconterà la storia. E la storia si racconterà, eccome si racconterà, perché Agnelli ha sottolineato l’aspetto più importante di tutti di questa festa bianconera: il terzo titolo è storico. La Juventus non ci riusciva dal ‘32-33 (e poi ne vinse altri 2),il che significa che Andrea supera suo papà Umberto e suo zio Giovanni.

TRIPLETTA - Il terzo scudetto rischia di essere “normalità” per i tifosi della Juventus, che da sempre hanno la pericolosa tendenza ad abituarsi facilmente ai successi e hanno l’ossessione della Champions League a stuzzicare la loro insaziabile fantasia. Ma il terzo titolo consecutivo ha un sapore particolare per il presidente che ha ben presente come questo titolo si inquadri nella storia della società. Se esisterà ancora il calcio fra ottant’anni, di questa “tripletta” si parlerà come quel quinquennio ‘30-35, i cui eroi sono ricordati ancora oggi.

IL CAPITANO - Questo ciclo verrà ricordato come quello di Antonio Conte, artefice del capolavoro e protagonista idolatrato dal popolo bianconero che ha visto in lui il salvatore del dopo-Calciopoli e ora vede il profeta che può traghettare la Juventus verso la ribalta europea. Sempre che rimanga.Perché la domanda in queste ore è sempre quella: Conte resta?

IL FUTURO - Non è facile rispondere. Almeno fino all’incontro che avverrà nei prossimi giorni, forse prossime ore. Da una parte ci sarà Conte, dall’altra Agnelli e Marotta. Parleranno del futuro.Hanno un sogno in comune, l’allenatore e il presidente: vincere la Champions League. Devono condividere anche il progetto. Conte ha in testa una rivoluzione radicale, Agnelli vuole parlarne. Lo faranno e da quella riunione uscirà la Juventus dei prossimi anni. E’ probabile che abbia Antonio Conte come allenatore, ma non ancora certo.

LA GODURIA - Conte, intanto, si gode il momento.Fin dalla conferenza del mattino quando anche lui pregustava la storia:«Scudetto memorabile... Qualcosa di straordinario, di fantastico per questa società, per noi tutti.Perché dopo il Quinquennio d’Oro con Carcano, la Juve non ha mai vinto tre scudetti di fila. E prima di me neanche grandissimi tecnici alla guida di grandissimi squadroni ci sono riusciti. Io, comunque, non ci faccio mai l’abitudine. Con 93 punti abbiamo superato le Juventus storiche del passato». Ma è ovvio che non vuole fermarsi qui. L’orizzonte adesso deve essere per forza europeo:«Sono molto soddisfatto del percorso di crescita che la Juve sta compiendo in campo europeo. Stiamo consolidando il nostro cammino, e lo abbiamo dimostrato anche quest’anno, perché scivolare in Europa League è stata una cosa positiva per certi versi. Abbiamo fatto più esperienza, ci siamo giocati la semifinale di una competizione europea:per tanti era la prima volta.L’anno scorso siamo usciti senza rimpianti contro il Bayern. Quest’anno abbiamo dato la dimostrazione di poter lottare alla pari, anzi di meritare qualcosa di più rispetto a una squadra che viene dopo poche altre, come il Real, il Barcellona, il Chelsea. Il Benfica non è l’ultima della classe, noi siamo diciassettesimi nel ranking Uefa mentre loro sono sesti: il confronto era impari per noi. E questo deve farci capire quanto la Juve debba crescere ancora, anche se ci stiamo consolidando.Per me è meglio consolidarsi, crescere pian piano piuttosto che avere un exploit:perché sarebbe qualcosa di inatteso,e dopo un exploit di solito si rischia un’inattesa caduta.Certo,sul piano economico c’è difficoltà ad acquistare giocatori da 20-25 milioni, anzi anche per quel che ci riguarda anche da 15 milioni». E questo è uno dei nodi da sciogliere nei prossimi giorni, cruciali come quelli delle partite decisive.

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