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Data di nascita: 1 ottobre 1983
Luogo di nascita: Nikšić (Jugoslavia, ora Montenegro)
Nazionalità: Montenegrino
Status: acquistato dall’Italia
Ruolo: Attaccante
Squadra di club: AS Roma
Valutazione: 15 milioni di euro
Mirko Vucinic è, almeno fino a questo momento, l’acquisto più prestigioso compiuto dalla dirigenza bianconera durante l’attuale sessione di mercato. Visti i prezzi che girano in questa pazza estate, 15 milioni di euro, peraltro in tre rate, sono senza dubbio un prezzo molto conveniente per uno degli interpreti più raffinati del calcio contemporaneo. Vucinic, che compirà 28 anni il prossimo primo ottobre, è spesso accusato di avere sì le doti del top-player, ma di non esserlo davvero a causa di una (presunta) scarsa continuità. Che i numeri tuttavia smentiscono. Il montenegrino, al suo arrivo in Italia, era un ragazzo estremamente dotato tecnicamente, ma che alle doti innate affiancava un’evidente incapacità di “stare in campo”: troppo anarchico, egoista, velleitario. Eppure, a differenza di tanti colleghi funanboli, ha dimostrato negli anni di aver messo la testa a posto e di saper imparare, non solo sul piano tecnico e tattico, ma anche su quello caratteriale, visto che dopo le numerose squalifiche di inizio carriera è diventato sostanzialmente un giocatore che incassa ben pochi cartellini.
NUMERI E PROBLEMI
Dal 2002, ovvero da quando ha iniziato a fare sul serio, Mirko ha segnato 102 gol in 309 partite, in pratica una rete ogni tre partite; e con un’invidiabile costanza se si eccettua il primo anno di adattamento a Roma, quando comunque aveva solo 23 anni. Potrebbe sembrare un dato buono ma non esaltante, se tuttavia non fosse che nella sua carriera Vucinic ha spesso giocato anche assai distante dalla porta. Se con Cavasin giocava da punta centrale, con Delio Rossi e Zeman era l’esterno sinistro nel tridente di attacco; mentre con Spalletti e con Ranieri, l’abbiamo visto giocare da centravanti, ma anche da rifinitore e da esterno sinistro di centrocampo. I problemi del montenegrino hanno semmai riguardato la tenuta fisica, visto che nella sua carriera ha subito diversi seri stop a causa della rottura dei legamenti, di due distinte lesione ai menischi e anche di una fastidiosa epatite. Le accuse di discontinuità sono tuttavia calzanti in virtù di una serie di partite che nell’ultima stagione hanno visto Mirko svogliato e poco disposto a sacrificarsi per la squadra. Va detto, in difesa del giocatore, che lo spogliatoio romanista era diventato una polveriera, e che il suo malessere è stato manifestato in modo palese sin dall’inizio della stagione: insomma, nessun pretesto a posteriori per giustificare partite poco brillanti, ma la denuncia preventiva di una situazione di manifesto disagio, di cui peraltro Vucinic non è stata la miccia scatenante (è piuttosto normale alzare la voce per rivendicare la maglia da titolare quando i tuoi compagni, in modo ben poco elegante, hanno cominciato a farlo per primi). Del resto, il giocatore l’ha detto a chiare lettere: ha scelto la Juve sia per il suo blasone, ma anche perché si aspetta un ambiente molto diverso da quello della capitale. Di certo, non difetta di chiarezza.
CARATTERISTICHE TECNICHE
Mirko, fin dalla prima impressione, tradisce una qualità tecnica innata e una morbidezza di tocco decisamente superiori alla media. Controllo eccellente, capacità di giocare di prima con precisione, morbidezza nell’accompagnare la sfera negli stop a seguire, una naturale propensione a saltare l’uomo. Ma il montenegrino è anche dotato di mezzi fisici notevoli: 186 cm di altezza, per un fisico agile e longilineo, che tuttavia dimostra una potenza invidiabile nell’accelerazione. Un mix che gli consente di essere tra i migliori sulla piazza quanto a velocità di corsa con la palla al piede, mantenendo sempre la sfera a contatto con i piedi (a differenza, ad esempio, di un Krasic che invece preferisce lanciare lungo il pallone e inseguirlo). Ma oltre alle doti innate, Vucinic ha saputo imparare quel che serve per essere un giocatore vero: è un giocatore ha imparato a unire fantasia e praticità, abilissimo nel dialogare con i compagni nel fraseggio stretto, scaltro in area di rigore e bravo a smarcarsi, nonché dotato di un tiro molto potente . Il suo modo di giocare è talmente naturale, che può apparire irridente per l’apparente semplicità con cui compie gesti tecnici assai complessi . La cosa che tuttavia di più impressione è vederlo giocare assolutamente a testa alta, anche quando è al massimo della velocità, o se contrastato da un avversario. Lo dimostra il fatto che è uno dei pochissimi attaccanti capaci di guardare il portiere mentre corre verso la portae di osservarlo fino all’ultimo per decidere la direzione del tiro . Forse anche in questo può essere rintracciata la responsabilità di certi errori in cui ogni tanto incappa sotto porta: Vucinic, per via delle sua grande confidenza con il pallone, di fronte al portiere tende a prediligere il tocco morbido al tiro secco; e a volte, toccando in modo eccessivamente molle, capita che la palla “resti sul piede”.
IMPRESSIONI E PROSPETTIVE
Il Montenegrino non è un classico centravanti. Nel suo repertorio, non manca certo il colpo di testa, né una notevole potenza; resta tuttavia il fatto che non ama fare da boa, né stare fermo con il difensore alle spalle per proteggere il pallone e far salire la squadra. Preferisce fare movimento e sa dare il meglio di sé sia nella triangolazione stretta, sia nella ricerca della profondità. Zeman (benché su di lui abbia molte riserve, devo ammettere che gli attaccanti li conosce bene) parla di Vucinic come ala sinistra di un attacco a tre. Mentre Cavasin, il suo primo allenatore in Italia, dice che le potenzialità del giocatore si esprimerebbero meglio come punta centrale. Fatto sta che Vucinic, specialmente con Ranieri, ha ricoperto il ruolo di centravanti, di trequartista e di attaccante di fascia; in molte partite ha fatto, e molto bene, l’esterno sinistro di centrocampo. In un paio di occasioni persino la mezzala. Del resto, ha una tecnica sopraffina, ha velocità, ha corsa, ha capacità di affondo e di dialogo con i compagni, è estremamente scaltro, sa saltare l’uomo e ha un tiro notevole. Ha anche molto fondo, qualità che gli consentirebbe persino di giocare come esterno sinistro nell’attacco a quattro di Antonio Conte, visto che quel ruolo richiede tanta corsa ma non pretende straordinarie doti di copertura. Del resto, si dice che il mister bianconero inizialmente lo volesse proprio come ala sinistra; viste le caratteristiche è tutt’altro che una bestemmia. Resta il fatto però che in una posizione prossima alla porta, Vucinic ha la possibilità di sfruttare al meglio le sue doti realizzative. Per di più, Conte chiede all’attaccante sul lato forte, capacità di uscire dalla linea della difesa avversaria per partecipare a uno scambio rapido con i compagni (ritorno del pallone verso l’ala sul lato forte, velo per il compagno di reparto, cambio di fronte per l’ala sul lato debole, appoggio sul centrocampista centrale), possibilmente di prima; mentre, chiede profondità (diretta o tramite triangolazioni) all’attaccante sul lato debole. Il montenegrino sembra calzare a pennello per entrambe le situazioni di gioco. A voler trovare per forza il pelo nell’uovo, si potrebbe ipotizzare che il montenegrino potrebbe pagare, almeno all’inizio, lo scotto di un modo nuovo di avvicinarsi alla porta e calciare. Lui è abituato ad arrivare da sinistra e ad accentrarsi, mentre in questo caso il taglio dell’attaccante che punta la porta (di solito quello sul lato debole) avviene di norma con un movimento che parte dal centro verso l’esterno.
Tuttavia Vucinic, capace di calciare abilmente con entrambi i piedi, dovrebbe riuscire a trovare con una certa facilità la confidenza con questo tipo di tagli, anche nel caso in cui partendo da destra (posizione che gli è stata finora assegnata) dovesse trovarsi a calciare di sinistro.
ANALISI TATTICA: CON CHI FAREBBE MEGLIO “COPPIA”?
Integrazione con Quagliarella: praticamente perfetta. Assieme infatti rappresentano la coppia che più somiglia all’idea di gioco di Antonio Conte. Il mister vuole due attaccanti con caratteristiche simili (e non solo complementari) che si scambino la posizione di rifinitore/attaccante in base al lato di provenienza dell’azione. Sia Vucinic che Quagliarella sono giocatori estremamente abili nel dialogo stretto, molto rapidi, capaci di giocare reciprocamente di sponda e, inoltre, di cercare il tiro o la profondità con estrema efficacia.
Integrazione con Del Piero: molto buona. Del Piero è la prova vivente che il talento può sopperire all’età. L’ampiezza e la rapidità dei suoi movimenti è piuttosto limitata, ma la sua qualità tecnica gli permette di essere assolutamente a proprio agio con la richiesta del mister di scambi stretti e di prima intenzione. Con Vucinic, lo si è visto bene nel «Luigi Berlusconi», Del Piero, in veste di rifinitore, ha la possibilità di sfruttare al meglio la qualità degli inserimenti del montenegrino, servendolo sul filo del fuorigioco, o instaurando triangolazioni strette sul limite dell’area, anche in caso di “ingorgo”.
Integrazione con Toni: buona. L’ex campione del mondo, malgrado le poche apparizioni in questo precampionato, è la vera sorpresa della nuova Juve. Nelle amichevoli americane ha dimostrato di sapersi integrare bene nel gioco di Conte, nonostante caratteristiche molto diverse da quelle richieste dal mister, specie per la limitatissima capacità di movimento. Toni, schierato con Quagliarella, si è sempre posto nella posizione del centravanti spalle alla porta, e con la sua ormai nota capacità di proteggere palla anche a lungo, ha dimostrato di avere anche i tempi giusti per lo scarico (video da 57” a 1′ 05”) verso il compagno che da dietro arriva in corsa . E’ presumibile che con Vucinic il tipo di giocata possa essere riproposta.
Integrazione con Matri: scarsa (finora). L’ex cagliaritano preferisce giocare sul filo del fuorigioco piuttosto che andare a ritroso per ricevere palla dai compagni; il che significa che quando è sul lato debole, e ad arretrare è il compagno, non ci sono particolari problemi; ma, nel caso contrario, non ha questi movimenti nelle proprie corde e soprattutto non sembra possedere doti tecniche sufficienti per giocare di prima. Vucinic si troverebbe quindi a dover svolgere quasi esclusivamente il ruolo di rifinitore, col rischio di veder disinnescate le sue doti da finalizzatore.
fonte: uccellinodidelpiero.com
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