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Quando giocava pensava di diventare allenatore?
«No, pensavo di fare qualcosa di diverso dal calcio. Poi ho capito che non era facile, per chi ha dedicato tutta la vita al calcio e non ha fatto niente per crescere in altre aree, avere successo fuori da questo mondo».
E lei come valuta il lavoro del suo ex compagno Conte nel primo anno di Juventus?
«Non ho mai messo in dubbio il suo successo come allenatore. Come calciatore ha sempre dimostrato grande carattere, era molto competitivo. Era un uomo chiave del nostro spogliatoio. Non posso dire che fosse il vero leader, il grande trascinatore era Vialli, poi Di Livio per il suo umorismo e Ferrara. Ma Conte c’era sempre».
Qual è stato il momento determinante nello scudetto della Juventus?
«L’inizio è stato fondamentale, il momento in cui i giocatori hanno capito che potevano essere competitivi e che avrebbero dovuto esserlo per lottare per lo scudetto. Questa Juventus sta aprendo un ciclo e può dominare il calcio italiano nei prossimi anni».
Un consiglio per Conte in vista della Champions League?
«Serve aumentare la qualità della squadra, ma l’acquisto di nuovi campioni potrebbe portare problemi di convivenza tra i giocatori. Conte e la società dovranno fare attenzione soprattutto alle caratteristiche umane di chi arriverà».
Con Pirlo la Juventus ha ritrovato il Paulo Sousa che cercava da tanto?
«Pirlo è un giocatore diverso da me, ma nel 2009 Ferrara disse che la Juve aveva bisogno di un nuovo Paulo Sousa e scommisero su Felipe Melo. Con Pirlo penso che abbiano trovato il giocatore ideale ed è anche molto più attivo di me in attacco. Pirlo ha portato equilibrio alla squadra, il suo gioco permette di usare meglio gli esterni».
L’Italia parte per l’Europeo con tanti giovani e con Pirlo leader. Dove può arrivare?
«Andrea sarà ancora una volta fondamentale per l’Italia, visto che non c’è un sostituto al suo livello. Il gruppo di Prandelli è molto interessante: rapidi in attaco, tatticamente intelligenti e con un elemento che illumina come Andrea. Questa Italia può essere la grande sorpresa».
Del Piero ha appena salutato la Juventus, lasciando tanti rimpianti a chi lo vorrebbe un altro anno in campo...
«Se la Juventus vuole crescere ha bisogno di un Del Piero con 20 anni in meno: non che Del Piero non esprima un calcio di qualità, perché lo fa ancora, ma non è più in grado di farlo come lo faceva prima, occorre voltare pagina».
Come valuta la stagione di un’altra sua ex, l’Inter?
«Penso che non ci sia più niente da fare, serve cambiare: un nuovo progetto con giocatori diversi creando un nuovo equilibrio tra gli elementi dello spogliatoio».
Fonte: GdS (articolo a firma di Claudio Garcia)

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