Lippi: " Agnelli-Conte è la coppia giusta!"

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Intervenuto telefonicamente alla trasmissione di Radio MilanInter "La Juve in gol" condotta da Claudio Zuliani l'ex tecnico bianconero e ct della Nazionale campione del mondo nel 2006 Marcello Lippi ha ampiamente parlato della Juventus che si appresta a costruire la squadra per la prossima stagione. Poche preoccupazioni per il futuro dopo le difficoltà del recente passato: "Sono periodi che passano tutte le squadre, bisogna ricordare che quel che ha sofferto la Juve nel 2006 non è uno scherzo, dall'essere in assoluto la migliore in Italia per squadra e struttura a subire tale pena ti lascia disorientato. Ora c'è voglia di rinascita e si sente che presto si può tornare a competere. Il binomio Agnelli-Conte è di gran qualità e juventinità, Andrea è l'ultimo con quel cognome, dopo di lui non c'è nessuno. Ha una gran passione e competenza, è un ragazzo con la testa sulle spalle che sicuramente si farà valere. Antonio anche lui ha dna juventino, grande capitano di tante battaglie vinte e arrivare li era il suo sogno più grande immagino dopo la buona gavetta. Ora ci vogliono altri passi, la società ha programmato di acquistare giocatori importanti e costruire una squadra intrisa di juventinità, con voglia, rabbia e agonismo sul campo mischiata alla qualità. Però attenzione io ricordo che quando arrivai alla Juve nel 1994 erano otto anni che non si vinceva visto anche il grande Milan dell'epoca.In pochi nell'ambiente pensavano che avremmo vinto subito e invece si creò una straordinaria miscela che ci portò non a vincere, ma a stravincere subito campionato e Coppa Italia con finale di Uefa. Se le persone sono di gran qualità tutto è possibile". Si passa ad un tuffo nel passato e a quelle gestioni di mercato che spesso vedevano la partenza dei big in bianconero, come Baggio, Vialli e Ravanelli, ma con la Juve sempre vincente e protagonista, in Italia e in Europa, durante la gestione Lippi: "Quel che si domandavano tutti è perchè all'epoca vincevamo pur vendendo giocatori bravi, in verità noi prendevamo anche ottimi elementi ma lo zoccolo duro, vincente ovvero i Ferrara, Peruzzi, Conte, Torricelli e Di Livio rimanevano sempre ed erano loro che mi davano una grande mano nell'integrazione dei nuovi e nell'inculcare la mentalità vincente sin da subito. Juventus significa cercare di vincere tutto e non fare programmi, non si lascia mai niente da parte perchè quella è l'unica maniera di arrivare bene alla fine. In ogni momento anche della vita privata e professionale non si mollava mai e tutt'ora  è così". Il viaggio prosegue con il ricordo delle quattro finali di Champions League:  "Il mio più grande rammarico è quello delle finali perse, in tutti gli anni che abbiamo perso le competizioni europee all'ultima gara vincevamo il campionato e il non poter festeggiare fino in fondo mi ha dato spesso fastidio. Tutte e tre le volte che abbiamo fatto e perso la finale di Champions League abbiamo vinto lo scudetto una settimana prima circa, al massimo festeggevamo la sera stessa a cena e in discoteca per poi andare a riposare all'una di notte per buttarci a capofitto sulla partita, poi alla fine andava sempre male e questo ci faceva andare a casa con la coda tra le gambe non rendeva giustizia a quello che avevano fatto quei ragazzi che mi hanno regalato qualcosa di eccezionale ovvero quattro finali della massima competizione europea per club. Quella di Manchester è quella che mi resta ancora sul groppone, non era la nostra serata e me ne accorsi quando andammo ai rigori. Sette anni prima a Roma con l'Ajax tutti volevano tirarli ed erano vicini a me guardandomi negli occhi perchè tutti volevano partecipare a quella vittoria che ci siamo ampiamente meritati, con il Milan invece c'era chi guardava gli spalti e nessuno mi guardava e dissi che io non potevo tirare i rigori per loro. Non pareleri di paura ma insicurezza, fatica e assenza di alcuni elementi, su tutti Nedved che era determinante per noi. Alla fine tutte sono state delle amarezze, anche quelle con Borussia e Real, la prima avemmo Del Piero a mezzo servizio. In entrambi i casi eravamo molto più forti dei nostri avversari, peccato non aver vinto almeno due coppe su quattro finali". Sulla poca memoria dei media e dei detrattori Lippi risponde con stile, ricordando i suoi successi e alcuni aneddoti: "Io ricordo che dopo la finale persa di Amsterdam un giornalista mi disse se non mi sentivo un perdente, dopo aver vinto tre campionati, una Champions, una coppa Italia, due supercoppe italiane, una coppa intercontientale e una supercoppa europea. Io a quella domanda gli risposi che si ero un perdente, ma di successo. Penso che cose del genere succedano solo da noi, anche dopo il mondiale ho capito che l'Italia è una nazione che non ti perdona il successo, già quando allenavo la Juve cercavano di denigrare ogni nostra cosa e con la Nazionale è stata la stessa cosa. E' vero il mondiale è stato di bassissimo livello ma le critiche sono state fuori luogo e eccessive. Ci sono stati problemi fisici ma a livello tecnico eravamo sicuramente inferiori rispetto al 2006 ma nemmeno così deboli da perdere e uscire subito nel girone eliminatorio. Io mi presi le responsabilità e se ho avuto meriti quattro anni prima era giusto ammettere gli errori".

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