Bendtner, il last minute in cerca di rivincita

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L'ultimo squillo, nel bene e nel male, lo si ricorda a Euro 2012: Nicklas Bendtner e la sua doppietta al Portogallo, con l'esultanza poi punita dall'UEFA per il famoso sponsor sull'elastico delle mutande. E infatti il centravanti danese, classe 1988, negli ultimi anni si è messo in mostra molto più con la sua nazionale che con l'Arsenal, visto che i Gunners la scorsa stagione lo hanno spedito addirittura in prestito al Sunderland. Arrivato a Londra a sedici anni, Bendtner ha prima bruciato le tappe con i gol a raffica nella Primavera e l'esordio in prima squadra, il primo prestito al Birmingham trascinato a suon di reti fino alla promozione e poi il grande contratto della sua vita, insieme con la grande occasione. Occasione che si è spenta lentamente, dopo due annate positive ma non certo da top player, fino a quando nel 2010 è finito ai margini della squadra per non uscirne più. Ora, con il contratto in scadenza nel 2014, una nuova vita e una nuova occasione, da cogliere salutando Wenger e Londra.

TESTA E DESTRO I PUNTI DI FORZA - Dall'alto dei suoi 194 centimetri, Bendtner è una punta molto forte fisicamente e sfrutta la sua altezza sulle palle alte, che ci sia da proteggere il pallone o da scaraventarlo in rete di testa. Il gioco aereo è infatti una certezza del gigante danese, che nonostante la giovane età ha al suo attivo già cinquanta presenze in nazionale. La struttura fisica imponente non lo agevola però sul gioco palla a terra che lo vede penalizzato da una certa macchinosità che Wenger ha cercato di levigare nel tempo e negli anni all'Emirates Stadium, così come il suo destro che ora è capace di conclusioni potenti e precise. Non è un attaccante completo, per intenderci, non è un bomber da venti gol a stagione, ma è un'arma utile per chi come la Juve difetta in rosa di un centravanti con queste caratteristiche. Simile a un giovane Toni, ma più veloce, Bendtner ha ancora ampi margini di crescita e comunque ha dimostrato di avere una certa confidenza con il gol: la scorsa stagione, tra le altre, ha dato dispiaceri ai campioni del Manchester City e al Liverpool e nel 2010 era stato protagonista in Champions League con il suo Arsenal, segnando cinque reti nella competizione e piegandosi solo ai campioni in carica del Barcellona, poi eliminati dall'Inter. Tra l'altro segnando anche l'unico gol dei padroni di casa, piegati dall'incredibile poker di uno scatenato Messi. E Bendtner se la giocava con compagni di reparto come Van Persie, Walcott, Nasri e Arshavin.

UN INCIDENTE D'AUTO E LA CRISI CON WENGER - 2009/2010, la stagione della svolta. Ma non positiva. Perché nonostante i gol e le buone prestazioni, Bendtner scivola via dall'undici titolare e non ci torna più. Il motivo? L'attaccante non ha dubbi, stando a quello che dichiarava lo scorso anno andando in prestito: «Non tornerò mai all'Arsenal. Se potrò fare quello che voglio, non giocherò mai più per loro. Dopo l'incidente non ho mai più avuto la possibilità di lottare per un posto in squadra, un anno e mezzo senza alcuna chance di provare a giocarmela». Un incidente d'auto quindi. L'incidente che il ventunenne giocatore si procurò da solo, quando si schiantò con la sua Aston Martin nel pieno della notte, a stagione già iniziata. Una bravata che fortunatamente non gli costò molto in termini di salute, ne uscì illeso e solo con qualche contusione, ma che ebbe effetti devastanti sulla considerazione del tecnico dell'Arsenal, padre padrone di tutti i giovani gunner e come tale spesso inflessibile. Tanto che i rapporti tra i due non sono mai tornati buoni, con l'allenatore francese spesso a rimarcare con panchine molto lunghe le richieste di giocare di più che il giocatore affidava alla stampa.
 

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